La cucina peruviana è anche il risultato di influenze italiane? Ebbene sì!
- 13 jul 2016
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Come abbiamo menzionato nel nostro articolo precedente la cucina peruviana è la più eloquente espressione della fusione di culture: fusione che comprende folclore, usi e costumi, linguaggio e, inevitabilmente, la gastronomia.
La cucina peruviana può vantare di possedere sapori provenienti da quattro diversi continenti del mondo, ma nonostante questo la nostra cucina non avrebbe potuto raggiungere l’enorme successo di cui gode oggi senza l’apporto delle migliaia di migranti che giunsero da terre lontane al nostro porto di Callao, portando con sé non solo le proprie vite ed i propri averi, ma anche qualcosa in più: la propria identità.
L’immigrazione italiana in Perù è datata a partire dall’anno 1840, quando gruppi di italiani provenienti prevalentemente dalla regione Liguria, da città come Genova, si stabilirono lungo le coste peruviane per dedicarsi al commercio e alle attività agricole, attività che arricchirono il settore agricolo locale grazie all’introduzione e all’utilizzo di legumi e verdure come gli spinaci, la melanzane ed il basilico.

Alcuni dei piatti di origine italiana che riuscirono maggiormente a penetrare nella cucina del Perù sono i ravioli, la torta di bietole e spinaci ed il mondonguito all’italiana, oltre a grandi quantità di tipi di pane e dolci.
Probabilmente però, uno degli apporti più famosi e comunemente ricordati dell’influenza italiana nel nostro paese sono le gelaterie di Don Pietro D’Onofrio che furono fondate a Lima nel 1897, e che ancora oggi troviamo in prima linea nella produzione del gelato in Perù.
Gli italiani però non mescolarono solamente la propria tradizione culinaria alla nostra, ma portarono anche nuovi tipi d’uva attraverso la coltivazione, ad esempio, del Moscatello Bianco di Alessandria, conosciuto oggigiorno come uva Italia e principale ingrediente nella preparazione della nostra acquavite-bandiera: il Pisco.






















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